Open Water (2003) di Kris Kentis

Aprile 10th, 2008 scritto da LukeZeus

La locandina del film ''Open Water'' (2003)Ogni tanto vengono proposti dei film che di per sé non hanno grosse pretese, ma vengono spinti dai distributori che “creano il caso mediatico”, invogliando il pubblico ad affollare le sale. La pubblicità di per sé è un mezzo lecito di promozione, ma non è detto che poi il prodotto sia sempre all’altezza delle aspettative. Open Water è il frutto delle fatiche dei coniugi Kris Kentis (regista) e Laura Lau (produttrice e direttrice della fotografia) i quali, con lo stiminzito budget di $130000, realizzarono un film che fu proiettato al Sundance Festival e poi acquistato dalla Lions Gate Entertainment per $2,5 milioni. Il battage pubblicitario fu imponente, ma era solo una trovata pubblicitaria o c’era della sostanza? Vediamo insieme…
Open Water narra di due coniugi, Daniel (Daniel Travis) e Susan (Blanchard Ryan), che decidono di partire in vacanza alle Bahamas per fare immersioni nella barriera corallina. Per poter svolgere le immersioni si rivolgono quindi ad un team di istruttori professionisti, che porterà nell’Oceano Atlantico la coppia ed altre persone.
Daniel e Susan cominciano la loro vacanzaGli istruttori tengono conto del numero di persone a bordo, ma è sufficiente un piccolo errore di distrazione dovuto alla confusione sulla barca, e Daniel e Susan vengono letteralmente abbandonati in mare; e non è tutto, perchè in ottemperanza alla legge di Murphy, “se qualcosa può andare storto, lo farà”, la zona è notoriamente infestata da squali. Dopo qualche ora, gli istruttori si rendono conto del madornale errore da loro commesso, allarmando così le forze dell’ordine per permettere la ricerca dei giovani coniugi. Nel frattempo, la vita di Daniel e Susan è appesa ad un filo; riusciranno a salvarsi…?
Cominciamo col dire che la storia di Open Water si ispira alla triste vicenda dei coniugi americani Tom ed Eileen Lonergan accaduta nel 1998. Kentis e Lau, entrambi appassionati di immersioni, allora hanno saputo sfruttare la loro passione per portare a termine questo piccolo ma ambizioso progetto. Il film ha un piglio spiccatamente documentaristico, sia per le ambientazioni, che per le scelte stilistiche e tecniche che contraddistinguono questo lavoro. Il budget oggettivamente molto basso quindi ha spinto la coppia a sfruttare al massimo i mezzi a loro disposizione per ricreare in modo autentico, per quanto romanzato, il fatto di cronaca citato prima.
Il film comincia in maniera piuttosto interessante: vediamo Daniel e Susan organizzare la tanto agognata vacanza, girare per l’isola, insomma, quasi ci affezioniamo alla coppietta. Poi si procede con l’immersione, ed è qui che cominciano le note dolenti.
Tutte le persone sono sulla barca, ascoltando le direttive degli istruttoriLa recitazione dei due attori è piuttosto scialba, purtroppo non risultano molto credibili come coppia di naufraghi nell’Oceano. Devo tuttavia precisare che ho potuto visionare solo la versione in lingua italiana del film, quindi non sono in grado di giudicare in maniera pienamente oggettiva le performance degli attori. Detto questo, il doppiaggio italiano è decisamente insufficiente, quasi atono: le urla dei protagonisti poi sembrano forzate in maniera piuttosto ridicola.
Posso comprendere la scelta di voler realizzare un prodotto alternativo, di stampo documentaristico, minimalista, senza fronzoli o effetti speciali (servendosi però di veri squali). Ma ciò non giustifica come la sceneggiatura sia un campionario di frasi banali, colpi di scena annunciati (per non dire “telefonati”), dialoghi ridicoli. Intendo dire che, pur non sapendo come la storia va a finire, non c’è un momento di supense, di incentivo a voler continuare la visione del film: tutta la vicenda si trascina stancamente, tra un urlo della protagonista, una recriminazione del marito (che sembra proprio la diatriba presente in “Ignudi fra i nudisti” di Elio e le Storie Tese presente nell’ultimo album Studentessi…), un acido commento della moglie, e via di questo passo per i 79 minuti del film, che sembrano durare un’eternità non tanto per la tensione quanto per la noia.
La fotografia segue coerentemente la scelta stilistica di effettuare delle riprese “simil-documentario”, sembra di vedere il tipico filmino delle vacanze girato con una videocamera MiniDV, e se si può comunque avanzare appunto la scusante del taglio documentaristico, la qualità rimane del lavoro rimane comunque mediocre.
Credo che Susan e Daniel abbiano qualche problema...Quindi, al di là di ogni questione relativa ai mezzi tecnici limitati, si deve alla fine di tutto segnalare come ho trovato Open Water un film decisamente evitabile, noioso e un po’ inconcludente. Alcuni critici come il noto Roger Ebert lo hanno acclamato e magnificato: a me ha provocato invece una sonora “ronfata”. Il film sfacciatamente fa leva su ciò che è nelle menti degli spettatori piuttosto che sulle immagini sullo schermo: se siete appassionati di immersioni (e non amate particolarmente gli squali), sicuramente Open Water avrà su di voi un impatto psicologico più profondo. Che dire… dategli un’occhiata per curiosità, ma non aspettatevi qualcosa di sensazionale.

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Questo articolo è stato pubblicato Giovedì, Aprile 10th, 2008 alle ore 22:54 nella categoria Cinema. Puoi seguire le risposte tramite il RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.

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